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BRAIN-Pathfinder: breve storia di come si raggiungono i confini dell'universo.
Tutto comincia con una telefonata, che ti coglie magari mentre sei perso nelle 1000 azioni quotidiane della vita: " Ciao, tra 2 mesi andiamo in Antartide...". E da quel giorno tutto cambia: finiti i fine settimana, finiti gli orari, dalle 12 alle 15 ore al giorno in laboratorio a cercare di realizzare il lavoro di anni, a combattere con la termodinamica, scienza affascinante ma implacabile...
Partiamo da 370mK di temperatura base per i rivelatori: essi sono dei bolometri e in queste condizioni hanno una bassa sensibilità. E qui comincia la nostra indagine per capire come poter fare di meglio. Dopo un mese abbiamo recuperato un po', siamo a 350mK ma ancora non basta, ma non ci arrendiamo. Alla fine accade il miracolo (giornata indimenticabile!): cambiando per l'ennesima volta un pezzo nello strumento otteniamo una temperatura base di 326mK!!! Da questo momento in poi abbiamo la certezza di essere abbastanza sensibili per l'obiettivo che ci siamo prefissati: la misura della polarizzazione atmosferica nella banda a microonde di interesse cosmologico. Il risultato sperimentale ci da la forza per affrontare gli ultimi giorni prima della partenza, con ogni componente della collaborazione Italo-Francese che fa del suo meglio per aiutarci. Infine si parte: aereo fino in Nuova Zelanda e poi imbarcati sulla poderosa nave Italica alla volta dei ghiacci eterni. Navigazione tranquilla (i magnifici marinai della nave ci raccontano di quello che hanno passato da Suez fino all'Australia, circondati dai cicloni) e all'improvviso un puntino sul radar ci dice che ci siamo: all'orizzonte compare il primo iceberg, un'isola di ghiaccio che silenziosamente naviga nell'oceano.
A breve siamo circondati dai ghiacci con la nave che con un trambusto assordante si fa strada; l'ultimo diaframma di ghiaccio è il più duro da superare e la nave si sconquassa per aprire un varco, ma infine entriamo nel mare di Ross con la base italiana Mario Zucchelli all'orizzonte. Passiamo la notte all'ancora di fronte al vulcano Melbourne in un paesaggio mozzafiato: ho la fortuna di vedere un branco di orche a caccia di pinguini, sembrano tigri nella savana, leggere e silenziose...
La mattina dopo tocchiamo il suolo Antartico e immediatamente cerchiamo di farci spedire sul Plateau: sappiamo che da ora in poi il nostro risultato dipenderà da quanto tempo riusciremo ad osservare. La mattina dopo sommerso dai bagagli e dalle casse di strumentazione sono sul primo aereo diretto a Dome C! Dal finestrino vedo catene montuose possenti che finiscono a mano a mano stritolate da un mostro di ghiaccio: ecco alla fine spuntare solo alcune cime e infine più niente, tutto è totalmente piatto e bianco, il mostro ha vinto. In tale deserto facciamo sosta nel nulla a fare carburante: 600 km ci separano dal primo avamposto umano, un alito di gelido vento racconta solo dell'assoluta assenza di vita in questi luoghi... Si riparte, altri 600 km ed eccoci alla base Concordia, la nostra meta. Sembra di aver passato una odissea e invece siamo all'inizio del nostro lavoro: per questo siamo venuti, per effettuare una misura e abbiamo appena cominciato. L'allestimento dell'osservatorio ci impegna per 5 giorni, alla fine il container dove esso è alloggiato è solcato da cavi di ogni forma e colore, le arterie in cui passeranno i nostri dati. Cominciamo le calibrazioni, tutto sembra funzionare e il raffreddamento porta i sensori alla strabiliante temperatura di 311mK!!! La loro sensibilità cresce di conseguenza.
Siamo pronti, cominciamo le osservazioni che tutt'ora mentre scrivo continuano: inviamo i primi dati verso coloro che ci sostengono dall'Italia e dalla Francia e le prime analisi ci confortano, nelle nostre misure è contenuto un segnale. Un segnale che viene dall'atmosfera ma che annuncia lo sviluppo del futuro QUBIC, strumento capace di una sensibilità tale da raggiungere e superare i confini dell'universo conosciuto!
A cura di: Alessandro Schillaci Dottore in Astronomia presso l'Università di Roma "La Sapienza"
Dip. di Fisica - Gruppo G31 Laboratorio LAD.
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