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Tempo avverso a Dome C! Lo svantaggio di avere a che fare con il cielo è che la possibilità di lavorare non dipende sempre da te. E così si fa caso alle condizioni atmosferiche, alle nuvole e al vento, si sale sul tetto la mattina resto per vedere se è il caso di aprire il telescopio, o aspettare anche oggi.
Nelle ultime due settimane abbiamo sempre avuto vento forte, spesso sopra i 7 m/s, aria satura di neve che impedisce la visibilità. Ci stiamo avvicinando alla prima alba, l'11 agosto, e la crescente luce di mezzogiorno, diffusa dalle nuvole e dalla neve crea un paesaggio irreale. Bianco e grigio, a seconda dell'ora, un paesaggio illuminato da una luce senza una sorgente precisa nel cielo, senza ombre sul suolo. Questa è la condizione che chiamiamo "white out": è tutto bianco, l'aria, la terra, il cielo. Non si riesce a distinguere dove sia l'orizzonte, da che parte è la base o lo shelter. Può capitare di non riuscire a distinguere dove finisca lo scarpone bianco e dove inizi il suolo. I sastrugi e le buche nella neve scompaiono e questo crea un pò di problemi alle attività all'esterno: anche camminare con la torcia è difficoltoso, perchè il fascio di luce viene diffuso dalla neve in sospensione e si vede solo una nuvola bianca davanti a sè.
Il paesaggio fuori scompare, in un grigio uniforme in cui gli shelter sono solo vaghe macchie più scure. Per questo lasciamo le luci esterne accese, in modo da avere un punto di riferimento luminoso (o quasi) che ci porti allo shelter. Non servirebbe, in fondo la strada la ricordiamo a memoria, ma è meglio camminare verso un punto luminoso che dirigersi a naso verso un'ombra più scura del resto del paesaggio. Domenica sera: siamo andati ad accompagnare Alessandro, di ritorno dal suo shelter. I potenti fari sul tetto della base illuminano a giorno la piattaforma ma appena oltre i cavi elettrici che la circondano il buio sembra una cortina spessa ed elastica. Come sembrano lontane le notti di giugno, che iniziavano già alle 12:30, quando il buio era cristallino e trasparente. Allora bastava seguire le stelle più brillanti per avere la direzione dello shelter: verso Sirio fino alla tenda magazzino, poi gira verso Giove. Al ritorno oggi l'unica cosa visibile erano i 3 fari sul tetto mentre tutta la base sembrava un'astronave appena atterrata. Vengono in mente le parole di un libro, riletto da poco tra un'osservazione e l'altra: "Le tenebre venute dal mediterraneo coprirono la città odiata dal procuratore. Scomparvero i ponti sospesi [...] i mercati, i caravanserragli, i vicoli, gli stagni... sparì Jerushalajim, la grande città, come se non fosse mai esistita" (M. Bulgakov, Il Maestro e Margherita).
La base, il plateau scompaiono nella neve e nella scarsa luce di questi giorni. Non del tutto però. Capita a volte, affacciandosi alla finestra la mattina presto, di vedere il cielo limpido anche se scuro, con l'ultima metà di luna ancora illuminata sopra l'orizzonte sud. Sotto la debole luce lunare e sotto quella blu scura del cielo, il paesaggio riprende vita: strane ombre dietro i sastrugi, il campo estivo nitido in lontananza, perfino la striscia netta dell'orizzonte ovest dietro la torre americana. Insomma, si attende speranzosi fino alle 10, si incontra Ivan che si è appena alzato dalla sua amaca e nel tempo di un caffè il cielo è tornato nuvoloso.... Non resta altro da fare che dedicarsi alla preparazione della festa di ferragosto! I preparativi fervono: Ivan ha montato una palma nel workshop, jean Pierre ha preparato un casco di banane di cartone, tanto per aggiungere un tocco di colore...sotto la palma (sfatiamo il mito: una colonna della base con opportuno travestimento e aggiunta di foglie di carta crespa verde) è stato montato una sorta di bancone per servire cocktail. Chi si travestirà da cubana per prepararli? Chissà che una caipirinha non faccia tornare un pò di bel tempo.... |