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In data 8 marzo si è svolta la prima prova pratica di recupero del ferito qui a Concordia. All'unanimità Francois è stato scelto come candidato-infortunato. Avremmo potuto scegliere Nico, e optare per qualche kilo in meno ma se si deve essere realistici, la fatica non conta. Solo che Francois, alle ore 16 in punto, si dimentica di doversi infortunare e l'esercitazione parte con qualche minuto di ritardo. Alle ore 16.05 arriva la chiamata in sala radio: "Me siento male, che dolor!!". Forse una rissa nei peggiori sobborghi di Caracas?
Macchè, Francois chiama da AstroConcordia, dovrebbe essere caduto da una torre, come da copione. In pochi istanti la squadra di recupero è fuori, anche Carlos con tanto di imbrago (qui non c'è una montagna nel raggio di 1200 Km). Arrivata nel luogo dell'incidente, l'equipe medica trova Francois (che continua a parlare con uno strano accento italo-cubano, forse a causa dello choc) incastrato sotto un pilastro della torre: situazione quanto mai improbabile, se cadi da qualcosa è difficile che ti ci incastri sotto ma Francois ha deciso di mettere seriamente alla prova l'equipe medica. Tra arrivare, caricare il malato sulla ConcordiAmbulanza (cioè uno skidoo modificato, gli manca solo la sirena ma ci stiamo lavorando) e tornare in base passano pochissimi minuti.
Tutto procede da copione, senonchè Francois inizia a scivolare sulla barella mentre i neo-infermieri lo trasportano sulle scale di accesso alla base. Le grida in esperanto iniziano a manifestare un certo tono di preoccupazione ma ormai l'equipe è già arrivata in ospedale e adagia Francois sul lettino dell'ambulatorio. Una fiaschetta di cognac (difficile nella concitazione capire da dove provenga) fa il suo ingresso nel medical e Francois segna definitivamente il suo ritorno nel mondo dei sani dando prova di spirito.
La settimana seguente, ulteriore prova di recupero infortunato. Questa volta si cimenta nell'impresa la seconda squadra e il malato immaginario è Jean-Pierre. Il luogo dell'incidente è appena fuori dalla base, sul piccolo piazzale davanti al fondoir. L'equipe arriva in volata e tutte le procedure vengono immediatamente attivate: chi prepara la barella, chi estrae il collare dalla sacca medica, chi apre la coperta termica. Jean-Pierre sta per essere salvato a tempo di record quando il freddo gioca un brutto scherzo: la barella a cucchiaio, un oggetto molto comodo in climi temperati, che permette di caricare il ferito quasi senza muoverlo, resta stranamente aperta e il poverino capitombola rumorosamente sulla neve. Che, aggiungiamo per amore di verità, non è esattamente soffice, anzi a -45 è dura come il cemento. Tra le risate di tutti meno uno, la barella incriminata viene sistemata e il poverino è riportato in base. Ovviamente, cognac anche per lui. |